Se niente ha senso, è meglio non far niente piuttosto che qualcosa

Fu allora che Pierre Anton si alzò.
“Non c’è niente che abbia senso” disse. “È tanto tempo che lo so. Perciò non vale la pena far niente. Lo vedo solo adesso.” Con la massima calma si chinò e rimise nella cartella tutto quello che aveva appena tirato fuori. Poi fece un cenno di saluto con aria assente e uscì dalla classe senza chiudere la porta.

 

Niente, romanzo della scrittrice danese Janne Teller edito da Feltrinelli, inizia così, con Pierre Anton che, come una sorta di moderno barone rampante, sale su un albero di susine a non far niente se non urlare ai compagni il non senso della vita.
Le parole di Pierre Anthon non generano stupore o incredulità nei compagni, generano paura, la paura che sia vero, che tutti fingano soltanto che ci sia qualcosa che abbia significato e che sia solo questione di tempo, prima di diventare come tutti gli altri, adulti che fingono.

“È tutta una commedia basata sulla finzione, si tratta di vedere chi è il più bravo a far finta”.
A quel punto ci rendemmo conto che dovevamo far scendere Pierre Anthon da quel susino.

I ragazzi sentono che Pierre Anthon ha ragione, si sentono ignorati e traditi dagli adulti, che fanno solo finta di conoscere il senso della vita.
La presa di posizione nichilista di Pierre Anthon genera un’intensa reazione da parte dei compagni del ragazzo che iniziano una ricerca di qualcosa che abbia significato, per far scendere il compagno dal susino, ma soprattutto per convincere sé stessi.
Ogni ragazzino chiede ad un compagno di portare qualcosa che sia importante a livello personale sulla catasta del significato che viene eretta nella segheria , ma non finirà bene..quello che è iniziato quasi come un gioco: rinunciare a qualcosa di importante per dimostrare che riveste un significato, diventa sempre più estremo.
Essere costretti a sacrificare una cosa a cui tenevano porta ogni ragazzo a chiedere qualcosa di più a chi segue, in un crescendo di richieste che diventano sempre più importanti, più crudeli, più violente.
La catasta del significato sembra acquistare ai loro occhi più valore all’aumentare del sacrificio in un’escalation di brutalità, non si tratta più di sacrificare un paio di sandali o una bicicletta, si passa a veri sacrifici, la testa di un cane, la bara del fratellino, un dito…fino all’inevitabile scoperta dei fatti da parte degli adulti che sconvolti chiedono cosa rappresenti tutto questo.

“Il significato.” Sofie annuì come tra sé. “Voi non ce ne avete insegnato nessuno. Perciò ce lo siamo trovato da soli.”

Ma è forse questo il significato?
Niente è un romanzo estremamente provocatorio, come lo è Pierre Anthon, ci spinge a pensare e interrogarci e non è anche questa forse, la funzione di un romanzo? In una società in cui tutti siamo alla ricerca di un significato, eppure ogni significato appare falso e preconfezionato, non serve forse interrogarci più a fondo su di esso e sulla natura umana? Janne Teller non ci da le risposte, fa una domanda importante che genera altre domande, eppure terminato il romanzo, non si sente nessun vuoto.
Niente è un libro che ha suscitato parecchie polemiche all’uscita in Danimarca nel 2000 pur avendo incontrato una critica molto positiva, è stato anche criticato da alcuni lettori per l’amoralità e la crudeltà dei protagonisti, tanto da incorrere nella censura di alcuni librai.
Non credo assolutamente nella censura, oltretutto non trovo neanche che questo libro abbia contenuti inappropriati per gli adolescenti,  pubblico a cui è indirizzato e a ragione a mio parere.
Non lo trovo più violento de Il signore delle mosche di Golding, a cui viene spontaneo associarlo.
Mii stupisco sempre di come davanti al libro potenzialmente controverso reagisca la massa, paradossalmente, per un libro come After, che non porta niente al lettore, anzi i contenuti oltre ad essere violenti sono portatori di disvalori che sminuiscono la donna, la controversia ha portato il libro ad essere sempre più venduto ed è diventato lettura estiva di alcune classi scolastiche…eppure un romanzo come Niente, controverso sì, ma in un modo completamente diverso e che lascia dei messaggi e delle domande importanti, viene censurato e passa ingiustamente inosservato.
Niente è un libro bellissimo e crudele, ma importante,  lo consiglierei ai ragazzi, ma anche ai più grandi,  non facciamo come gli adulti del paese di Tæringvej, comparse assenti che lasciano i bambini e i ragazzi  abbandonati a sé stessi… credo che a volte gli adulti abbiano paura di non saper rispondere a certe domande dei ragazzi, ma forse la loro funzione non è quella di dare delle risposte alle nuove generazioni, quanto aiutarli a farsi delle domande e le domande, non vanno mai censurate.

E anche se non riesco a spiegare cosa sia, so per certo che deve avere un significato

 

La trama:

niente“Se niente ha senso, è meglio non far niente piuttosto che qualcosa” dichiara un giorno Pierre Anthon, tredici anni. Poi, come il barone rampante, sale su un albero vicino alla scuola. Per dimostrargli che sta sbagliando, i suoi compagni decidono di raccogliere cose che abbiano un significato. All’inizio si tratta di oggetti innocenti: una canna da pesca, un pallone, un paio di sandali, ma presto si fanno prendere la mano, si sfidano, si spingono più in là. Al sacrificio di un adorato criceto seguono un taglio di capelli, un certificato di adozione, la bara di un bambino, l’indice di una mano che suonava la chitarra come i Beatles. Richieste sempre più angosciose, rese vincolanti dalla legge del gruppo. È ancora la ricerca del senso della vita? O è una vendetta per aver dovuto sacrificare qualcosa a cui si teneva davvero? Abbandonati a se stessi, nella totale inesistenza degli adulti e delle loro leggi, gli adolescenti si trascinano a vicenda in un’escalation d’orrore. E quando i media si accorgono del caso, mettendo sottosopra la cittadina, il progetto precipita verso la sua fatale conclusione. Il romanzo mette in scena follia e fanatismo, perversione e fragilità, paura e speranza. Ma soprattutto sfida il lettore adulto a ritrovare in sé l’innocente crudeltà dell’adolescenza, fatta di assenza di compromessi, coraggio provocatorio e commovente brutalità.

Uscito in Danimarca nel 2000, i libro è arrivato in Italia per Fanucci nel 2004, con il titolo L’innocenza di Sofie e infine per Feltrinelli nel 2012.

 

 

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