La ferrovia sotterranea di Colson Whitehead, una storia di schiavitù per essere veramente liberi

La ferrovia sotterranea è un libro meraviglioso e straziante, crudele come solo la verità può essere, mi ha fatta oscillare dalla sensazione di essere nuda, priva della mia stessa pelle, a quella di esserne orrendamente consapevole e desiderosa di strapparmela…indubbiamente il miglior libro letto quest’anno. (scusa Exit West, sei stato superato!)
Molti libri hanno parlato di razzismo, discriminazione, schiavitù, Yaa Ghasi, Paul Beatty, Toni Morrison.. ognuno in modo straordinario, eppure Colson Whitehead mi ha colpito ancora più profondamente.
Un grande elemento di pregio, nell’opera di Whitehead è quello di parlare del passato, ma di far pensare anche all’attualità, a un mondo e ad un’America ancora razzista.
E’ un libro che mi ha fatto pensare a “La capanna dello zio Tom” di Harriet Stowe, non per la storia, che oltretutto, avendola letta da bambina ricordo in maniera molto lacunosa, quanto per la potenziale capacità di far riflettere la popolazione su una problematica estremamente importante.
Se Harriet Stowe, ha avuto il grande merito di cambiare l’atteggiamento della popolazione nei confronti degli afroamericani e della schiavitù, con un’opera che aveva comunque molti difetti, in Colson Whitehead, grazie a “La ferrovia sotterranea”, vedo ancora di più la possibilità di far riflettere su un razzismo ancora tristemente presente e forse più difficile da stanare perché non riconosciuto.
Forse sono un’illusa a credere che i libri abbiano ancora la capacità di parlare al cuore delle persone, ad agire come catalizzatore sociale ma, per quanto mi piacciano i libri letti nella solitudine della mia camera, mi piacciono ancora di più quelli che me ne fanno uscire e la ferrovia sotterranea, è decisamente un libro che costringe ad uscire dalla stanza, una storia che non dimentichi dopo averla letta, che ti spinge a condividerla, e parlarne.
La protagonista Cora è una coraggiosa ragazza di 17/18 anni che ha sempre vissuto come schiava in una grande piantagione della Georgia, come prima di lei la madre Mabel e la nonna Ajarry.
In un certo senso, la storia di Cora inizia già con storia di Ajarry, rapita dall’Africa e portata in America come schiava.

La prima volta che Ceasar propose a Cora di scappare al Nord, lei disse di no.
Era sua nonna a parlare.
Ajarry morì in mezzo al cotone, con i fiocchi bianchi delle capsule che le ondeggiavano tutto intorno come creste di cavalloni nell’oceano spietato. Ultima sopravvissuta del suo villaggio, si accasciò a terra tra le file di piante per un grumo al cervello, con un fiotto di sangue dal naso e le labbra coperte di schiuma bianca. Non che potesse morire in qualche altro posto. La libertà era riservata ad altre persone, agli abitanti della Città di Pennsylvania che lavoravano indefessi mille miglia più a nord. Dalla notte in cui era stata rapita, era stata oggetto di continue valutazioni e perizie, svegliandosi ogni giorni sul piatto di una nuova bilancia. Se sai qual è il tuo valore, sai qual è il tuo posto nel sistema. Sfuggire ai confini della piantagione era come sfuggire ai principi basilari della tua esistenza: impossibile.
Era sua nonna che parlava, quella domenica sera, quando Ceasar accennò a Cora della ferrovia sotterranea e lei disse di no.
Tre settimane dopo disse di sì.
Stavolta era sua madre a parlare.

ll rapporto tra Cora e la madre Mabel è un fulcro importante della storia, Mabel è stata la prima schiava a riuscire a fuggire dalla piantagione senza essere riportata indietro dal temibile cacciatore di schiavi Ridgeway, che è anche il principale antagonista della storia di Cora.
Da una parte, la fuga di Mabel dona a Cora la speranza di riuscire anche lei ad essere definitivamente libera dalla schiavitù, dall’altra la ragazza nutre un comprensibile rancore per essere stata abbandonata dalla madre a soli dieci anni nella piantagione da sola, costretta a prendersi cura di sé stessa in un ambiente violento e crudele in cui non poteva neanche contare sulla solidarietà degli altri schiavi.
Cora non smetterà mai di chiedersi perché la madre non la portò con sé, una risposta che non avrà mai e che il lettore scoprirà solo alla fine della storia, in tutta la sua tragicità.Colson

Ho incontrato l’autore a Milano alla presentazione del 22 ottobre al teatro Parenti ed è stata una vera emozione.
Mi è sembrato, come ha detto la stessa Daria Bignardi, che presentava l’autore, di essere in presenza di una “rockstar della scrittura”, un autore grandissimo, un uomo semplice e alla mano, divertente e ironico (fortunatamente la traduttrice del libro Martina Testa, era presente come interprete o a causa del mio inglese scadente mi sarei persa molte battute).Colson Whitehead, Bryant Park, New York City, 2007
Colson Whitehead ha raccontato come l’idea di questa storia sia nata 17 anni fa, ma che non si sentiva ancora abbastanza maturo per scriverla e indubbiamente leggendolo, si sente che è un libro profondamente curato, è valsa la pena aspettare tanti anni per conoscere questo capolavoro.
Quello che mi piace di quest’autore è che non ha paura di spaziare in tutti i generi, scrive veramente di tutto, dal poker, agli zombie, ai libri per ragazzi, è un talento estremamente poliedrico. “Ho interessi diversi e tutte le storie hanno il diritto di esistere”. E io ne sono felice dal momento che anche i miei interessi come lettrice sono diversi e vari ( e adoro i libri sugli zombie).

(Note per la prossima volta che vedo di persona un’autore internazionale: avere un cellulare che fa delle foto decenti e imparare meglio l’inglese così da non limitarsi a balbettare timidamente un saluto al momento del firmacopie…)

La trama                                                                                                   

la ferrovia sotterranea«La ferrovia sotterranea» è il nome con cui si indica, nella storia degli Stati Uniti, la rete clandestina di militanti antischiavisti che nell’Ottocento aiutava i neri a fuggire dal Sud agli stati liberi del Nord. Nel suo romanzo storico dalle sfumature fantastiche, Colson Whitehead la trasforma in una vera e propria linea ferroviaria operante in segreto, nel sottosuolo, grazie a macchinisti e capistazione abolizionisti. È a bordo di questi treni che Cora, una giovane schiava nera fuggita dagli orrori di una piantagione della Georgia, si imbarca in un arduo viaggio verso la libertà, facendo tappa in vari stati del Sud dove la persecuzione dei neri prende forme diverse e altrettanto raccapriccianti. Aiutata da improbabili alleati e inseguita da uno spietato cacciatore di taglie, riuscirà a guadagnarsi la salvezza? La ferrovia sotterranea è una testimonianza scioccante – e politicamente consapevole – dell’eterna brutalità del razzismo, ma si legge al tempo stesso come un’appassionante storia d’avventura che ha al centro una moderna e tenacissima eroina femminile. Unico romanzo degli ultimi vent’anni a vincere sia il National Book Award che il Premio Pulitzer, è un libro che sembra già destinato a diventare un classico.

 

Colson Whitehead è uno scrittore eccezionale e Cora una protagonista come poche, dopo aver letto questo libro, non sarete più gli stessi.

Spero di avervi incuriosito, fatemi sapere se lo leggerete o cosa ne pensate se l’avete già letto!

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