Vai e vedi di cosa sei capace: storie di donne, libertà e anticonformismo

C’era una volta un fiume, Neverhome e Notti al circo: sono diversi gli autori, le case editrici, lo stile, le protagoniste e loro storie…ma allora da cosa sono accomunati questi tre libri a parte, ovviamente, la loro bellezza?
Differenti eppure ugualmente intensi inni alla femminilità, al coraggio e al viaggio alla ricerca di sé stesse.

Tre voci diversissime: la bella Margo che ama vivere a contatto con la natura, che non desidera altro che pescare, cacciare e nuotare nel fiume Stark, Ash, giovane donna che abbandona l’amato marito per andare in guerra, che vuole combattere essere valorosa e non scappare mai e infine l’irriverente Fevvers, grossa, impetuosa e un po’ volgare aerialist di un circo, dotata di ali (ma sarà realtà o finzione?)
Donne che non si sono fatte definire dalla società, ma che si sono definite da sole, donne a loro modo ordinarie (per quanto possa essere ordinario saper volare, sparare e nuotare nei fiumi) e soprattutto imperfette, che non hanno deciso di essere diverse, hanno semplicemente scelto di essere sé stesse.

c'era una volta un fiumeIl romanzo di Bonnie Jo Campbell, C’era una volta un fiume, è un romanzo di formazione nel Mississipi degli anni 80, che ricorda per l’ambientazione l’ Huckleberry Finn di Mark Twain, grazie anche all’onnipresente fiume Stark.
Margo Crane è una protagonista straordinaria e imperfetta, un’adolescente che in seguito allo stupro da parte dello zio e alla morte del padre che cercava vendetta, lascia tutto e segue il fiume alla ricerca di sé stessa e della madre che l’ha abbandonata.
Lungo il suo viaggio incontrerà diversi uomini, affascinati dalla sua bellezza e dalla sua natura insolita e selvaggia.

 

“Credo che tu sia uno spirito del fiume.″
“Non lo sono. Perché voi uomini volete sempre trasformare una ragazza in qualcosa che non è?″ Non era una figlia dei lupi, come l’aveva chiamata Michael. Anche i soprannomi Spiritello e Ninfa del fiume, adesso le sembravano strani: era come se lui rifiutasse che fosse una persona.

Margo ama nuotare nel fiume Stark, ama cacciare, sa sparare meglio di qualsiasi altro uomo e vorrebbe diventare all’altezza di Annie Oakley, non le interessa finire gli studi, o una fissa dimora, quanto condurre una vita a contatto con la natura, una sorta di ritorno al passato.
Nessuno degli uomini della storia, neanche il padre e il nonno di Margo, accetta la natura della ragazza. Ognuno cerca di definirla così come vorrebbe che fosse, ,anche a partire dai nomi e nomignoli con cui la rinchiudono, cercano di renderla diversa, alcuni anche animati da buone intenzioni, eppure al lettore sembra sempre una violenza.

“Pensavo che durante quest’ultimo anno fossi cambiata le disse″. Poi chiuse gli occhi.
“Cambiata? In che senso? Credevo di piacerti com’ero.″
“Ma non hai imparato niente.″
“Che cosa volevi che imparassi?″
“Che non puoi vivere come se fossi stata allevata dai lupi.″

In Margo vi è un rifiuto della modernità, ma anche dei valori classici della società occidentale: la scuola, il lavoro e la casa.
La scelta di vita di Margo è molto più vicina alla vita degli ormai scomparsi indiani che non ai valori occidentali…Non a caso è emblematico l’incontro di Margo con un (vero o fantomatico?) nativo americano, in cui è lei ad insegnargli a cacciare e a vivere come i suoi avi.
Il tema del corpo e della sessualità si intreccia, nel corso del romanzo con il tema della ricerca di sé stessa; infatti Margo usa spesso, seppur in maniera inconsapevole la propria sessualità per ricevere in cambio protezione e una famiglia da questi uomini che però, chi per crudeltà, chi semplicemente non riesce a vederla come persona reale, non fanno altro che cercare di possederla e usarla.
Ogni incontro di Margo con un uomo, finisce nella fisicità, l’unico rapporto non sessualizzato è quello con il vecchio Smoke, l’unico che, forse anche a causa della sua età, l’aiuta senza aspettarsi niente in cambio ed è interessante notare come, solo dopo l’incontro con Smoke, Margo impari a vivere la sessualità finalmente in maniera consapevole.

neverhome

Laird Hunt, autore di Neverhome, ha scritto un romanzo intenso che però non è fatto per chi non tollera una certa dose di crudezza…è a tutti gli effetti un romanzo di guerra, l’autore descrive in modo accurato la realtà della guerra civile americana, anche nei suoi odori.
Forse per questo non è stato apprezzato da chi si aspettava meno brutalità ed efferatezza del comportamento di Ash, che è pari a quello degli altri soldati maschi.

A mio parere l’errore sta proprio nel pensare che Ash avesse dovuto avere uno sguardo “femminile” sulla guerra, come se una donna non potesse o dovesse provare le stesse emozioni e sentimenti di un uomo in battaglia, la stessa ferocia, lo stesso ideale, per quanto nell’età contemporanea possa apparirci lontano, di servire il proprio paese.
Il suo modo di pensare e di agire è perfettamente in linea con il suo tempo, non lo è con la concezione, anche attuale di “come deve essere una donna”.

Io ero forte e lui no, perciò ci andai io in guerra a difendere la Repubblica.
Spedii la mia prima lettera a Bartholomew da Dayton. Inviai più o meno la stessa da Cincinnati. Scrissi che mi mancava terribilmente. Scrissi anche che ero terribilmente felice.

Laird Hunt, scrive un libro molto toccante, con uno stile sintetico, privo di fronzoli, che fa sentire la storia in maniera molto viscerale.

La giovane Ash, spesso chiamata dagli altri soldati anche Galante Ash, ma il cui vero nome è Costance, è una protagonista forte e coraggiosa, le cui motivazioni nella scelta di arruolarsi appaiono inizialmente non chiare e che verranno man mano dipanate nel corso della storia.

Ne avevamo parlato per due mesi prima della mia partenza. Penso che tutti e due sapevamo fin dall’inizio come sarebbe andata a finire, ma ne parlammo lo stesso, esaminammo la questione da ogni lato, la girammo e la rigirammo finchè non si chiuse da sè. Io sarei partita e lui sarebbe rimasto. Uno di noi due doveva badare alla fattoria e l’altro doveva andare, e il primo era lui e il secondo ero io. Eravamo tutti e due piccoli di statura, solo che lui era fatto di lana e io di ferro.
L’unica persona con cui affrontai l’argomento fu mia madre, e lei era già morta e sepolta.
Parlai con lei giù nella terra:ogni volta che le chiedevo cosa ne pensava era come se lo dicesse davvero. Vai e vedi di cosa sei capace.

In Neverhome c’è sempre un gioco di presenze-assenze: in primis la madre defunta della protagonista, con cui spesso Ash parla mentalmente e Bartholomew, l’amato marito, il cui rapporto appare inizialmente idillico, ma che nel corso del romanzo rivela anche delle ombre.
Nel corso della storia appare chiaro come Bartholomew ami davvero Costance, ma anche come sia debole, codardo, incapace di capire la moglie e forse la scelta di Ash di partire per la guerra è dovuta anche a questo bisogno di esprimere il suo coraggio lontana dal marito.
Penelope è andata in guerra e Ulisse è rimasto a casa, ma la vera guerra per Ash sarà nel ritorno, nella resa dei conti con i suoi fantasmi, come le aveva detto la madre prima di morire ” Prima o poi la paura ti trova, ti trova sempre”.

notti al circoUltimo romanzo, è quello di Angela Carter,  autrice postmoderna e postfemminista, i cui romanzi sono caratterizzati da un certo uso del grottesco e del realismo magico e Notti al circo non fa eccezione.

Fevvers, la più famosa aerialist del momento. Il suo slogan: «È finzione o realtà?» E non vi permetteva di dimenticarlo nemmeno per un attimo. C’era qualcosa di frenetico, un nonsoché di impetuoso, di scattante in quel manifesto, assurda immagine di una ragazza che sfrecciava come un razzo, in un vortice di segatura, su, su, verso un trapezio invisibile, perduto nei cieli lignei del Cirque d’Hiver.

A differenza di Neverhome e di C’era una volta un fiume, il cui stile è privo di orpelli, la Carter usa uno stile molto barocco e denso.

E’ finzione o realtà? La Carter è bravissima a tenere il lettore sulla corda per tutto il libro. Fevvers, la bellissima, bionda, volgare e giunonica trapezista, è davvero dotata di ali o è una mistificazione?

E’ esattamente quello che vuole scoprire il giornalista Walser, che arriva anche ad infiltrarsi nel circo per svelare il mistero della giovane Fevvers.

«A Parigi mi chiamavano l’Ange anglaise, l’angelo inglese,» gli disse indicando con il capo quel manifesto a lei caro che — lo informò in tono distratto — «era opera di un ‘nanerottolo francese il quale, prima di cominciare, mi aveva chiesto di trastullargli il cosino, e non aggiungo altro per non farla arrossire’.»

Notti al Circo è caratterizzato da un senso dell’humour a volte anche volgare e politicamente scorretto e dalle tante tematiche toccate: in particolare il tema del diverso, dell’alterità.

Fevvers, è molto lontana dalle solite protagoniste femminile, a partire dalla sua fisicità: alta e robusta, non è certo aggraziata, anzi viene spesso descritta come goffa e rozza, con una sessualità  vissuta in maniera molto libera.

Questa donna-uccello è molto lontana dalla classica visione della donna-angelo, è una protagonista sboccata e piena di difetti, bellissima proprio perché splendidamente grottesca.

I personaggi stravaganti e rocamboleschi e  il tempo che perde la propria linearità, sono altri due elementi che rendono Notti al circo un romanzo originale e meravigliosamente anticonformista e privo di pudore.

«Fevvers, ho ancora una domanda… perché hai fatto di tutto per convincermi che eri l’unica vergine pennuta nella storia del mondo’?» Lei scoppiò a ridere. «Ci sei cascato, allora!» disse. «Oh, Dio, ci hai creduto!» Rideva al punto da scuotere il letto.

E Fevvers rideva, rideva, rideva. 

«Se penso che ci hai creduto!» ripeté, stupita. «È proprio vero che al mondo non c’è come fidarsi.»

C’era una volta un fiume, Neverhome e Notti al circo sono indubbiamente tre romanzi diversissimi, ma tutti e tre hanno in comune protagoniste imperfette in cerca della propria realizzazione in modo differente, con la determinazione e il coraggio di creare la propria storia, anche se questo le porta lontano dalle consuetudini.
Possiamo definirli romanzi femministi? Direi proprio di sì.

1 commento

  1. Complimenti, bell’articolo e tre libri che sembrano davvero interessanti. Il primo mi ispira più di tutti.

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